“Intrappolata” con lui in quarantena: da dove ripartire, ora?

Dirsi addio non è mai facile, ma le cose si complicano se la pandemia ci ha obbligati a condividere lo stesso spazio. Ecco come questa esperienza può essere di aiuto per mettere le basi per il futuro, con o senza di lui

La quarantena è stata una sfida anche per le coppie più solide. Figurarsi per chi si è ritrovato chiuso in casa con un partner appena diventato “ex”. Difficile quantificare la percentuale di coppie scoppiate e prigioniere, ma negli Stati Uniti, dove l’isolamento sociale è ancora in corso, The Social Distance Project documenta in modo anonimo la vita durante il lockdown e raccoglie anche i loro messaggi in bottiglia. “Siamo bloccati qui, io lavoro dalla mia camera da letto, mentre lui ha un materasso in corridoio. Il primo giorno della quarantena, mi ha detto che mi odiava”. E ancora: “Certe volte, quello che cucina è così buono, i bambini sono così felici e sembriamo la famiglia che eravamo. Altre volte, invece, penso che potrei piantagli un coltello nella schiena”. 

Un elenco di variabili emotive

Con oltre due miliardi di persone chiuse in casa, un terzo degli abitanti del pianeta è stato suo malgrado sottoposto al più grande esperimento psicologico della storia. The Lancet ha pubblicato un’analisi di ventiquattro studi che documentano l’impatto della quarantena e danno un’idea di quello che bolle in pentola in milioni di case nel mondo. Ne abbiamo fatto esperienza: disordini dell’umore, insonnia, stress, irritabilità, rabbia, burn-out emotivo, depressione, ma anche sintomi da stress post-traumatico. Con le coordinate della vita quotidiana stravolte, una situazione emotiva a pezzi fa da moltiplicatore. In che modo una separazione modifica la vita, al tempo del Covid? “Non c’è una risposta univoca, perché dipende dalle dinamiche di coppia. Per qualcuno, la rottura è anche una rottura degli argini che contribuivano a limitare le ragioni di scontro e a contenere la rabbia. Se l’ ‘accordo non scritto’ di evitare certi argomenti o non rispondere alle provocazioni viene meno, il rischio è un’escalation della conflittualità”, risponde la dottoressa Laura Baldrati, psicologa e psicoterapeuta.

Trattare le fragilità

Al conto, in realtà, vanno sommati l’incertezza economica, l’impossibilità di programmare il futuro, la lontananza da amici e familiari che potrebbero offrire un supporto. “È soprattuto nei momenti di forte incertezza che abbiamo ancora più bisogno di poter contare sulle nostre reti affettive. Parlare con la mamma, confidarsi con un’amica, sapere di poter fare affidamento sulla propria famiglia sono condizioni sempre essenziali al nostro benessere psichico e, a maggior ragione, in momenti di grande instabilità”. Se ci sono figli di mezzo, i genitori possono desiderare di proteggere i bambini e questo aggiunge un altro livello di stress ai membri della ex-coppia: “Allo stesso tempo, però, può essere un pensiero su cui far leva per evitare di farsi coinvolgere in discussioni. I genitori possono decidere di subordinare le questioni personali alla necessità di garantire un clima di tranquillità ai figli, a maggior ragione oggi visto il periodo che abbiamo attraversato”, osserva la psicologa.

Come nella realtà pre-Covid, c’è anche chi vorrebbe lasciarsi subito la storia alle spalle e ricominciare. Le principali dating app registrano punte di +30% nello scambio dei messaggi. “Capita che, nel corso di una crisi, uno dei partner inizi una “frequentazione” on line con una persona che a volte, non arriva neanche a conoscere, ma che attraverso la confidenza entra a far parte della propria quotidianità. La ricerca di un interlocutore esterno con cui stabilire una connessione emotiva risponde a un’esigenza di rispecchiamento emotivo e complicità che nella coppia esistente si è persa”. Passare all’azione è un modo per prendere le distanze da pensieri dolorosi come quelli della fine di una relazione, ma resta il fatto che intraprendere un nuovo rapporto sull’impeto della rabbia o della delusione non è mai una buona idea.

Cosa possiamo imparare dal lockdown

Nel turbinio di sensazioni, la vita continuava e richiedeva attenzioni: lavorare, fare la spesa, pulire la casa, occuparsi dei bambini e portare fuori il cane. Organizzarsi per limitare le ragioni di scontro è stato fondamentale, per chi è riuscito a farlo: “Paradossalmente, la quarantena ci ha dato anche tempo per capire i motivi, spesso inconsci, che ci hanno condotto a compiere scelte sentimentali sfavorevoli. Appellarsi a un criterio di razionalità può essere di grande aiuto”. Dunque, evitare di creare tensione è meglio che cercare di stemperarla. Al di là delle difficoltà del momento e di quelle che seguiranno, aver vissuto la separazione in lockdown è un’esperienza che ha testato le nostre riserve di pazienza e determinazione. “Prima della quarantena, la nostra vita era proiettata verso l’esterno, poi ci siamo trovati costretti ad assumere una prospettiva diversa, fatta di solitudine, riflessione e, magari, meditazione. Abbiamo dovuto imparare a monitorarci sia fisicamente (per cogliere eventuali sintomi di contagio) sia emotivamente (per gestire emozioni intense e contrastanti)”. Tenere il polso del nostro benessere, dunque, ci permette di non farci travolgere. “Abbiamo imparato a capire cosa ci tranquillizza quando ci angosciamo troppo e cosa, al contrario, ci agita. Abbiamo approfondito la conoscenza con la nostra psicologia” suggerisce Baldrati.

La convivenza coatta con un ex può anche essere stata l’occasione per sviluppare nuove abitudini. “Scegliere di evitare una discussione determina un atteggiamento meno impulsivo e, poiché questo modo di comunicare porta dei benefici, può diventare una nuova abitudine. Lo stesso vale per la mindfulness e la pratica della gratitudine”. Si tratta di “competenze” che saranno di aiuto adesso che bisogna passare all’azione: cercare una nuova casa, dividersi gli oggetti, riorganizzare l’intera esistenza come single e non come coppia. Infine, è molto possibile che l’isolamento forzato ci abbia obbligate anche a guardare in faccia la nostra realtà. “La quarantena ha portato a una ridefinizione del modo in cui concepiamo il tempo. Se prima era proiettato in una dimensione futura quasi infinita, adesso vediamo in modo chiaro che è una dimensione di cui non possiamo disporre liberamente. Nella definizione delle nostre priorità, dobbiamo fare scelte più consapevoli”. Questa è una leva motivazionale forte per il nostro futuro: “Per compiere scelte più sane, per evitare di rimandare e procrastinare ciò che riteniamo importante per noi, per decidere cosa ci sentiamo di accettare o meno in una nuova relazione”. Insomma, come tutte le prove emotivamente difficili, la convivenza forzata ci ha portato nuove possibilità di comprensione e di scelta: “Non è tanto rilevante cosa è accaduto, ma cosa faremo di ciò che ci è accaduto e di ciò che abbiamo vissuto”, conclude la dottoressa Baldrati.

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